Tractatus hominis cazzeggiantis

Imbiau dae Christian Michelini, su 2017-10-07, 07:10. Click: 119.

Tractatus hominis cazzeggiantis

2.3 Incidenza, indecenza, prevenzione e approccio sinergico.

Sappiamo che la malattia che chiamiamo disoccupazione è in realtà un complesso disturbo clinico ad andatura ingravescente, il cui decorso è caratterizzato da fasi di remissione dei sintomi che si alternano a periodi di recrudescenza e peggioramento della prognosi. Sappiamo anche che è un disturbo cronico tendenzialmente fatale. La sopravvivenza a un anno è del 95%, a 3 anni del 62%, a 5 anni del 41%, a 10 anni del 5%.
La diffusione è molto superiore a quella considerata dai moderni organi di controllo, poiché è un condizione latente nella grande maggioranza degli individui, e sono sufficienti minime alterazioni neurologiche per slatentizzarla. Eventi marginali come la perdita del posto di lavoro, la necessità di emigrare per trovare una nuova occupazione, l'abbandono dell'alveo familiare sono piccole evenienze che, nel paziente predisposto, possono degenerare in una diagnosi di HCF (Homo Cazzeggiantis ac Fannullonensis)
Possiamo oggi parlare di pandemia riferendoci alla disoccupazione? Sebbene questa malattia morale imparentata con il fannullonismo sia molto antica, solo nella contemporaneità ha raggiunto un grado di diffusione così ampio.
Anche se sappiamo che le cause hanno fondamenti nella neurologia, purtroppo gli esperimenti condotti con screening encefalici non hanno permesso di ottenere una chiara individuazione del problema.
La gravità, diffusione e recidività di questo disturbo clinico impongono soluzioni di ampio respiro volte alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione dell'individuo.
Sul piano della prevenzione, è importante agire fin dalle prime fasi dell'infanzia, prevenendo il fannullonismo che è uno dei caratteri predisponenti di maggior peso. È pertanto necessario intervenire mostrando ai bambini gli effetti deleteri delle condotte scansafatiche, gli effetti degenerativi a lungo termine delle scelte di parassitismo autoindotto.
Sul piano della cura, è necessario un approccio interdisciplinare che faccia leva sulla complessiva sintomatologia dei pazienti agendo su presupposti terapici individuali. Ogni terapia va valutata e implementata sulla base delle risposte del paziente. Un approccio farmacologico e sempre consigliato soprattutto quando il paziente è refrattario alle terapie. Una sinergica azione stimolante e sedativa può indurre attività laddove e richiesta, e acquiescenza come naturale conseguenza alla fase d'operosità. Una narrazione adeguata è imprescindibile per la ricalibrazione psichica della volizione individuale.
Laddove ogni istanza terapica abbia fallito, la scienza indica come approccio elettivo un percorso d'eutanasia assistito da una adeguata narrazione, in grado di supportare il paziente e l'intero suo nucleo affettivo-relazione durante la fase di passaggio.
Sul piano della eventuale riabilitazione, si consiglia, nelle prime fasi di reintroduzione del soggetto nella comunità, una quota lavoro ridotta a massimo 2/3 dell'arco giornaliero, in mansioni non eccessivamente faticose, lontano dal contatto con altri individui che possano precipitare eventuali ricadute o slatentizzare preesistenti disturbi comorbili.
Dal punto di vista epidemiologico, è indubbio che le contagiosità del disturbo sia altissima; come d'altronde avviene per il fannullonismo (che sovente infatti si trova in comorbilità con la disoccupazione) spesso è l'emulazione, dovuta a fragilità individuale: una incoercibile inferiorità morale, potremmo dire; oppure dovuta a colpe familiari (incoercibile inferiorità familiare): queste le evidenti e principali cause di contagio.

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